Entrando nella navata centrale della Moschea di Santa Sofia a Istanbul, lo sguardo viene subito catturato da otto enormi cerchi neri sospesi tra le colonne. No, non sono solo decorazioni: sono i medaglioni calligrafici, tra gli elementi più affascinanti e misteriosi dell’ex basilica bizantina.
Ognuno di questi medaglioni misura più di 7 metri di diametro ed è decorato con scritte dorate in arabo. Se ti stai chiedendo cosa rappresentano e perché sono lì, sei nel posto giusto.
Questi medaglioni non fanno parte della struttura originale di Santa Sofia, costruita nel 537 d.C. per volontà dell’imperatore Giustiniano I.
Sono stati aggiunti molto più tardi, quando l’edificio era già stato convertito in moschea sotto l’Impero Ottomano.
A renderli realtà fu il calligrafo Kazasker Mustafa İzzet Efendi nel XIX secolo, durante i restauri guidati dagli architetti svizzeri Fossati, sotto il sultano Abdülmecid I.
Rappresentano i nomi più sacri dell’Islam, e la loro presenza ha un forte impatto sia estetico che simbolico: segnalano in modo visibile la trasformazione dell’edificio da chiesa cristiana a moschea. Sono un ponte visivo tra due mondi religiosi, culturali e storici.
Se hai intenzione di visitare Santa Sofia, non puoi ignorarli.
Anche se oggi parte della loro vista può essere coperta durante le funzioni religiose, restano tra le opere più maestose e fotografate dell’intero complesso.
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Origine e storia dei medaglioni di Hagia Sofia

ID 6796217 © Hasan Can Balcioglu | Dreamstime.com
I medaglioni che oggi puoi ammirare all’interno di Santa Sofia non risalgono né all’epoca bizantina né ai primi secoli della dominazione ottomana. Furono installati solo nel XIX secolo, durante una grande campagna di restauro promossa dal sultano Abdülmecid I tra il 1847 e il 1849.
A dirigere i lavori furono due fratelli architetti svizzeri: Gaspare e Giuseppe Fossati.
Furono incaricati di consolidare la struttura, restaurare i mosaici e aggiornare gli spazi secondo le esigenze della moschea.
È proprio in questo contesto che entrarono in scena i famosi medaglioni.
A realizzarli fu uno dei più importanti calligrafi dell’epoca: Kazasker Mustafa İzzet Efendi, figura di spicco della calligrafia ottomana. La sua firma è riconoscibile in ogni linea elegante e proporzionata delle scritte dorate.
I medaglioni vennero realizzati in legno, probabilmente con una base di pelle di cammello trattata e tesa su grandi telai circolari. Sono talmente grandi, oltre 7,5 metri di diametro, che, quando nel 1935 Santa Sofia venne trasformata in museo, si pensò di rimuoverli… ma non passarono dalle porte!
Alla fine, furono lasciati al loro posto, diventando parte integrante dell’identità visiva dell’edificio.
Ogni medaglione fu collocato in corrispondenza di una delle otto colonne che sorreggono la cupola, contribuendo a equilibrare l’enorme spazio vuoto della navata con segni visivi forti e riconoscibili.
Questi elementi, nati in un’epoca più recente, oggi raccontano una parte fondamentale della lunga vita di Santa Sofia: quella ottomana e islamica, che ha lasciato un’impronta profonda sul monumento bizantino per eccellenza.
Dimensioni e caratteristiche tecniche

ID 20441746 © Artur Bogacki | Dreamstime.com
I medaglioni di Santa Sofia non passano certo inosservati.
Basta alzare lo sguardo per rendersi conto delle loro dimensioni eccezionali: ognuno ha un diametro di circa 7,5 metri, quasi quanto un autobus urbano.
Sono tra i più grandi pannelli calligrafici al mondo, e dominano visivamente l’intera navata centrale.
Sono realizzati in legno, probabilmente rinforzato con pelle animale trattata, come la pelle di cammello, che offre elasticità e durata nel tempo. La superficie è dipinta di nero, mentre le scritte calligrafiche, in arabesco dorato, spiccano per eleganza e precisione.
La calligrafia utilizzata è una forma raffinata dello stile thuluth, uno degli stili più amati nella tradizione islamica. Il merito di queste opere va al maestro Kazasker Mustafa İzzet Efendi, che riuscì a coniugare monumentalità e leggibilità in uno spazio tanto grande quanto delicato da gestire visivamente.
Un dettaglio curioso? I medaglioni non sono fissati direttamente alle pareti: sono sospesi tramite un sistema a catene, il che li rende leggermente inclinati verso il basso.
Questo accorgimento permette di leggere più facilmente le scritte anche da terra, e aggiunge un tocco scenografico all’insieme.
Le scritte non sono solo decorative: sono vere e proprie affermazioni teologiche che riempiono lo spazio sacro con una potente presenza simbolica. In un edificio dove mosaici cristiani convivono con elementi islamici, questi medaglioni sono il segno visivo più forte della trasformazione religiosa vissuta da Santa Sofia nel tempo.
Cosa raffigurano i medaglioni

ID 21487234 @ Muharrem Zengin | Dreamstime.com
I grandi medaglioni di Santa Sofia non sono semplici decorazioni: raccontano, in poche parole dorate, l’essenza dell’Islam sunnita. Ognuno di essi riporta un nome sacro, disposto con maestria calligrafica su sfondo nero, e insieme formano una sorta di pantheon scritto della fede musulmana.
Ecco cosa troverai su ciascuno dei otto medaglioni:
- Allah (الله): il nome di Dio, posto in posizione prominente.
- Maometto (محمد): il Profeta dell’Islam.
- Abū Bakr (أبو بكر): il primo califfo, successore diretto di Maometto.
- ʿUmar (عمر): il secondo califfo, noto per l’espansione dell’Impero islamico.
- ʿUthmān (عثمان): il terzo califfo, durante il cui regno fu compilato il Corano.
- ʿAlī (علي): il quarto califfo, considerato figura centrale anche nello sciismo.
- Ḥasan (حسن): nipote di Maometto, figlio di ʿAlī.
- Ḥusayn (حسين): altro nipote di Maometto, martire venerato in tutta la tradizione islamica.
Questi nomi compongono una galleria spirituale che riassume le radici del pensiero islamico sunnita.
I quattro califfi, noti come i “Rashidun”, ovvero “ben guidati”, rappresentano il primo periodo dell’Islam dopo la morte del Profeta, e sono venerati come esempi di rettitudine e leadership.
Ḥasan e Ḥusayn, figli di ʿAlī e Fatima (figlia di Maometto), sono figure particolarmente care anche alla tradizione sciita, e la loro presenza nei medaglioni testimonia una certa apertura e reverenza trasversale all’interno dell’Islam ottomano.
In sintesi: ciò che leggi sui medaglioni è molto più che un insieme di nomi.
È un manifesto visivo di fede, memoria e identità religiosa, incastonato nel cuore di un edificio che ha attraversato secoli di storia e trasformazioni.

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I medaglioni nel contesto architettonico di Santa Sofia

ID 40428899 @ Evan Spiler | Dreamstime.com
Quando entri a Santa Sofia, non puoi ignorarli.
I medaglioni sembrano fluttuare tra le colonne della navata centrale, perfettamente incorniciati dalla struttura bizantina.
Ed è proprio questo contrasto – tra l’architettura cristiana e la calligrafia islamica – a renderli così potenti.
Ognuno dei medaglioni è posizionato ai quattro angoli del quadrato centrale coperto dalla grande cupola, e al centro di ciascuna delle pareti principali, per un totale di otto.
Questa disposizione geometrica crea equilibrio e simmetria all’interno dello spazio sacro, e al tempo stesso guida lo sguardo verso l’alto, proprio dove si trova la cupola, cuore simbolico dell’intero edificio.
La cupola di Santa Sofia, alta 56 metri e con un diametro di 30 metri, era, per i bizantini, l’immagine della volta celeste.
Quando l’edificio fu trasformato in moschea nel 1453, gli elementi cristiani non vennero distrutti, ma integrati o nascosti.
I medaglioni ottomani ne sono la testimonianza più visibile: segnano la nuova identità religiosa dell’edificio, ma lo fanno in dialogo con la magnificenza bizantina.
La posizione sospesa dei medaglioni sfrutta la verticalità dell’edificio, ma non la sovrasta.
La loro inclinazione verso il basso, studiata con precisione, fa sì che ogni nome risulti leggibile anche dal pavimento, senza spezzare l’armonia complessiva.
Curiosità: quando si pensò di rimuoverli

Forse non lo sai, ma i medaglioni di Santa Sofia rischiarono di sparire per sempre.
Successe nel 1935, quando l’allora presidente della Turchia, Mustafa Kemal Atatürk, trasformò la moschea in un museo.
L’intento era chiaro: restituire all’edificio un aspetto più neutro, rimuovendo i simboli religiosi più vistosi, sia cristiani che islamici.
Nel piano originale, i grandi medaglioni dovevano essere smontati e portati via.
Ma ci fu un problema: non passavano dalle porte. Le loro dimensioni – oltre 7 metri e mezzo di diametro – rendevano impossibile il trasporto senza smontarli completamente. E smontarli, con le tecniche dell’epoca, avrebbe significato danneggiarli in modo irreparabile.
Alla fine, fu presa una decisione pragmatica: lasciarli dov’erano.
Questo episodio è entrato nella leggenda e, per molti, è diventato il simbolo della resistenza silenziosa dell’identità ottomana dentro un edificio che cambiava ancora una volta il proprio volto.
Anche da museo, Santa Sofia non poteva ignorare il proprio passato islamico, e quei medaglioni – tanto ingombranti quanto carichi di significato – rimasero appesi tra le colonne, testimoni silenziosi di secoli di storia.
Oggi, dopo la riconversione in moschea nel 2020, i medaglioni sono ancora lì.
In certi momenti, però, possono essere coperti da teli durante le funzioni religiose, come accade anche per alcuni mosaici cristiani.
Come vedere i medaglioni oggi

ID 13601844 @ Adrian Zenz | Dreamstime.com
Sì, puoi ancora vedere i medaglioni di Santa Sofia, ma con qualche accortezza. Dopo la riconversione dell’edificio a moschea nel luglio 2020, le regole per la visita sono cambiate rispetto al periodo in cui Santa Sofia era un museo.
Durante le ore di preghiera, i medaglioni, così come molti mosaici cristiani, vengono coperti con teli o pannelli mobili, in rispetto delle norme islamiche che vietano la raffigurazione di figure religiose durante il culto.
Questo significa che non sempre saranno completamente visibili, soprattutto nei momenti più affollati della giornata.
Ma non preoccuparti: se organizzi la tua visita al di fuori degli orari di preghiera, potrai ammirarli in tutta la loro imponenza. Le ore migliori? Mattina presto o nel primo pomeriggio, evitando le cinque fasce orarie dedicate alla preghiera musulmana.
Ricorda anche che Santa Sofia è oggi un luogo di culto attivo, quindi:
- L’ingresso è gratuito, ma è richiesto un abbigliamento adeguato (spalle e gambe coperte, e velo per le donne).
- È necessario togliersi le scarpe prima di entrare nella zona di preghiera.
- Le aree accessibili ai turisti possono essere limitate nei momenti di grande affluenza religiosa.
Per chi vuole esplorare a fondo, si consiglia di salire alle gallerie superiori, da dove si ha una vista spettacolare sulla navata centrale e sui medaglioni.
Da lì puoi cogliere l’armonia tra lo spazio, la luce e la scrittura sospesa.
Consulta la nostra pagina biglietti per sapere come organizzare la tua visita, gli orari aggiornati e tutte le informazioni pratiche per goderti l’esperienza al meglio.
Conclusione
I medaglioni di Santa Sofia non sono solo elementi decorativi: sono icone che raccontano secoli di trasformazioni religiose, culturali e politiche.
La loro presenza dentro una basilica bizantina, oggi moschea, è il simbolo visivo di un’identità stratificata, figlia di imperi e civiltà che si sono sovrapposti senza cancellarsi del tutto.
Realizzati nel pieno dell’Ottocento ottomano, ma pensati per armonizzarsi con una struttura del VI secolo cristiano, i medaglioni rappresentano il compromesso tra devozione e arte, potere e spiritualità.
La loro calligrafia dorata sospesa tra le volte dell’edificio è il segno più evidente della capacità di Santa Sofia di accogliere e adattarsi, rimanendo sempre fedele al suo ruolo di luogo sacro, al di là delle religioni.
Oggi più che mai, mentre si discute del significato della sua nuova funzione di moschea, Santa Sofia continua a parlare, attraverso i suoi mosaici, le sue colonne e i suoi medaglioni, a milioni di visitatori da tutto il mondo.

