Entrare a Santa Sofia è un po’ come varcare la soglia di un’altra epoca. Non è solo una moschea, né solo una basilica: è un monumento vivente, un luogo che ha assorbito e custodito secoli di potere, spiritualità e arte.
Oggi, visitare gli interni di Santa Sofia a Istanbul significa esplorare un universo sospeso tra Bizantini e Ottomani, tra cristianesimo e islam, tra imperatori e sultani.
Ogni pietra, ogni mosaico, ogni colonna racconta una storia. E lo fa con una forza visiva che lascia senza parole.
Nel corso del tempo, Santa Sofia è stata:
- una cattedrale cristiana ortodossa (dal 537 al 1453),
- una moschea imperiale ottomana (dal 1453 al 1931),
- un museo laico (dal 1935 al 2020),
- e oggi, nuovamente, una moschea attiva, ma ancora aperta al pubblico lungo un percorso dedicato.
Quello che colpisce di più, però, è ciò che trovi dentro.
Per questo motivo, in questo articolo ti guiderò alla scoperta degli interni di Santa Sofia, aiutandoti a capire cosa vedere assolutamente e come orientarti tra i tanti elementi storici e artistici che rendono questo luogo unico al mondo.
Vuoi già iniziare a pianificare la visita? Scopri qui come acquistare i biglietti per Santa Sofia con accesso prioritario.

Il più venduto in assoluto
Santa Sofia: Biglietto salta-coda
Evita la fila in biglietteria ed entra nella moschea più suggestiva di Istanbul
Pagamento sicuro
Conferma immediata
Biglietto per cellulare
Storia architettonica della moschea

La storia di Santa Sofia è un viaggio lungo quasi 1500 anni.
Non è solo il simbolo di Istanbul, ma anche una delle opere architettoniche più ambiziose mai costruite. E il bello è che gran parte di questa storia la puoi leggere direttamente nei suoi interni.
Tutto comincia nel 537 d.C., quando l’imperatore Giustiniano I ordina la costruzione di una nuova basilica che superasse in splendore ogni altra chiesa esistente.
A progettare l’edificio furono due geni del tempo: Antemio di Tralle, matematico, e Isidoro di Mileto, ingegnere. Il risultato?
Un’enorme chiesa con una cupola centrale che sembra fluttuare nell’aria.
Ma la storia di Santa Sofia non è stata mai lineare. Prima di quella attuale, altre due chiese con lo stesso nome erano state distrutte da incendi e rivolte. Quella che vediamo oggi è la terza versione, ma anche la più grandiosa.
Nel 1453, con la conquista di Costantinopoli da parte di Maometto II, Santa Sofia viene convertita in moschea.
È l’inizio di una nuova fase: vengono aggiunti minareti, un mihrab (la nicchia per la preghiera), un minbar (il pulpito) e medaglioni calligrafici.
I mosaici cristiani vengono in parte coperti, ma non distrutti: è anche grazie a questa scelta che oggi possiamo ancora ammirarli.
Nel 1935, dopo la fondazione della Repubblica Turca, Santa Sofia diventa museo per volontà di Mustafa Kemal Atatürk.
Questo le consente di accogliere milioni di visitatori ogni anno e di mostrare al mondo l’incredibile stratificazione culturale che custodisce.
Infine, nel 2020, viene riconvertita in moschea attiva, ma resta accessibile ai turisti attraverso un percorso di visita a pagamento, principalmente al livello superiore.
Dal 15 gennaio 2024, questo percorso è nuovamente aperto e pensato per valorizzare sia gli elementi bizantini che quelli ottomani.
Gli interni di Hagia Sofia

ID 50523955 @ Saiko3p | Dreamstime.com
La cupola centrale
Quando entri nella cattedrale e alzi lo sguardo, non puoi fare a meno di restare incantato. La cupola centrale di Santa Sofia è l’elemento più iconico e stupefacente dell’intero edificio.
Una struttura imponente che, nonostante i secoli e i terremoti, continua a dominare lo spazio con una leggerezza quasi mistica.
Costruita nel VI secolo, la cupola ha un diametro di 31 metri ed è posta a 55,6 metri da terra. Per l’epoca fu una rivoluzione architettonica: mai prima d’allora era stata costruita una cupola così grande su una pianta centrale.
Il segreto? I cosiddetti pennacchi: elementi triangolari che permettono di passare da una base quadrata a una cupola circolare. Un sistema ingegnoso, inventato proprio per questa struttura, che ha influenzato generazioni di architetti, incluso Sinan, il celebre architetto ottomano.
Oggi, osservandola dal livello superiore, noterai 40 finestre ad arco che ne seguono la circonferenza. La luce che filtra da queste aperture crea l’illusione che la cupola sia sospesa nel vuoto.
È un effetto voluto, pensato per stupire fedeli e visitatori fin dall’inizio.
Durante il periodo ottomano, proprio al centro della cupola venne inserito un elemento decorativo importantissimo: un versetto del Corano (Surah an-Nur, 24:35), scritto in calligrafia araba da Kazasker Mustafa Izzet Efendi, uno dei più celebri calligrafi del XIX secolo.
Questo versetto parla della luce divina, un tema perfettamente in armonia con l’effetto visivo creato dalla cupola stessa.
I mosaici bizantini

ID 89631462 @ Stig Alenas | Dreamstime.com
Se c’è una cosa che rende unica Santa Sofia, è la convivenza tra arte cristiana e architettura islamica. E il cuore visivo di questa fusione sono i mosaici bizantini.
Veri e propri capolavori sopravvissuti a incendi, terremoti, guerre e perfino all’iconoclastia, quel periodo in cui la rappresentazione delle figure sacre veniva proibita e distrutta.
Oggi puoi ammirare i mosaici principalmente nella galleria superiore, lungo l’attuale percorso di visita. Molti di questi sono stati coperti con intonaco durante l’epoca ottomana, ma mai eliminati del tutto.
E questo ha permesso ai restauratori di riportarli alla luce nel corso dei secoli.
Tra quelli più spettacolari ci sono:
Il mosaico di Deesis

ID 130022007 @ Alvaro German Vilela | Dreamstime.com
Quello della Deesis è probabilmente il più emozionante.
Raffigura Gesù al centro, con la Vergine Maria e Giovanni Battista ai lati, intenti a intercedere per l’umanità nel giorno del giudizio. I volti, pieni di dolore e umanità, sono straordinari per espressività e pathos. Si trova nella galleria meridionale e risale al XIII secolo.
Il mosaico dell’imperatrice Zoe
Un’opera che unisce politica e fede. Mostra Cristo in trono, affiancato dall’imperatrice Zoe e da uno dei suoi mariti (sostituito più volte nei secoli!).
L’iscrizione sopra le teste racconta chi sono i protagonisti. È un esempio perfetto dell’uso dell’arte religiosa a fini dinastici.
Il mosaico dei Comneno
Realizzato tra il 1122 e il 1134, mostra Giovanni II Comneno, sua moglie Irene e il figlio Alessio, mentre offrono doni alla Vergine Maria con Gesù bambino. Anche questo si trova nella galleria superiore.
La Vergine nell’abside

ID 20441686 @ Artur Bogacki | Dreamstime.com
Non puoi perderlo. Questo mosaico si trova nella semicupola dell’abside, proprio sopra il mihrab ottomano. Raffigura la Madonna con Gesù in grembo, mentre ai lati si vedono Costantino e Giustiniano, che offrono rispettivamente la città e la chiesa.
È uno dei simboli visivi più forti di tutta Santa Sofia.
Questi mosaici, composti da minuscoli pezzi di vetro colorato e foglia d’oro, sono tra le testimonianze più preziose dell’arte bizantina esistente al mondo.
E sono visibili solo dal percorso museale superiore, quindi assicurati di includerlo nella tua visita.
Elementi islamici
Dopo la conquista di Costantinopoli nel 1453, Santa Sofia cambiò volto. Da cattedrale bizantina divenne moschea imperiale ottomana, e questo segnò l’inizio di una nuova stratificazione di simboli e significati.
Gli interni vennero arricchiti con elementi islamici, oggi perfettamente integrati nel grande racconto visivo dell’edificio.
Mihrab e minbar
Uno degli aspetti più affascinanti degli interni di Santa Sofia è il modo in cui l’architettura sacra cristiana è stata reinterpretata secondo la tradizione islamica.
E questo è particolarmente evidente guardando il mihrab e il minbar, due elementi centrali in ogni moschea.
Il mihrab è la nicchia semicircolare scavata nel muro che indica con precisione la qibla, cioè la direzione della Mecca verso cui i fedeli musulmani si rivolgono durante la preghiera.
A Santa Sofia, il mihrab si trova proprio al centro dell’antico abside bizantino, ma in posizione leggermente spostata rispetto all’asse originale della basilica, proprio per allinearsi alla Mecca.
Questo piccolo dettaglio architettonico racconta una trasformazione epocale: non si cancella il passato, ma lo si adatta a nuove esigenze religiose.
Il mihrab è riccamente decorato con motivi geometrici e iscrizioni coraniche in stile ottomano, intagliati su marmo bianco. Accanto, si trovano due lampade in bronzo, dono del sultano Solimano il Magnifico, che un tempo venivano accese durante le funzioni.
Accanto al mihrab si erge il minbar, ovvero il pulpito rialzato da cui l’imam tiene la khutbah (predica) durante la preghiera del venerdì. Anche questo è un elemento tipico dell’architettura delle moschee.
Quello di Santa Sofia è un capolavoro del XVI secolo, realizzato durante il regno del sultano Murad III.
È scolpito in marmo candido, con una scala affusolata e una piccola cupola in cima, e decorato con arabeschi e versetti del Corano.
Mihrab e minbar non sono solo elementi funzionali: sono segni tangibili della spiritualità islamica, inseriti armoniosamente nel contesto architettonico originario della chiesa.
Il contrasto tra la solennità bizantina dell’abside e la sobrietà islamica del mihrab crea un impatto visivo potentissimo.
Fermati un attimo a guardarli da vicino. Ti accorgerai che non si tratta solo di arte, ma di storia viva scolpita nella pietra.
I grandi medaglioni calligrafici

ID 20441746 @ Artur Bogacki | Dreamstime.com
Appena varchi la navata principale di Santa Sofia, non puoi ignorarli. Sono otto, enormi, imponenti, sospesi come se sfidassero la gravità: i medaglioni calligrafici ottomani sono tra gli elementi più scenografici e spiritualmente carichi dell’intero edificio.
Ognuno di questi medaglioni è un capolavoro di arte calligrafica islamica, con un diametro di circa 7,5 metri. Furono realizzati nella metà dell’Ottocento durante il grande restauro promosso dal sultano Abdulmecid I.
A occuparsi della calligrafia fu Kazasker Mustafa Izzet Efendi, uno dei maestri più noti dell’epoca, mentre i lavori strutturali vennero diretti dai fratelli Gaspare e Giuseppe Fossati.
Su questi medaglioni sono incisi, in splendidi caratteri dorati su sfondo verde scuro, otto nomi fondamentali dell’Islam sunnita. Si tratta di Allah e del profeta Maometto, seguiti dai quattro califfi ben guidati (Abu Bakr, Umar, Uthman e Ali) e dai due nipoti del Profeta, Hasan e Husayn.
La disposizione di questi nomi lungo i pilastri e le pareti della navata crea un perfetto equilibrio simbolico, fondendo il linguaggio sacro con l’architettura.
I medaglioni sono realizzati in legno di tiglio, un materiale leggero ma resistente, ideale per sostenere superfici così ampie. Nonostante le loro dimensioni monumentali, sembrano sospesi nel vuoto, in perfetta armonia con la leggerezza della cupola che sovrasta l’ambiente.
Questi medaglioni non fanno parte della Santa Sofia originale bizantina, ma oggi sono considerati inseparabili dal suo volto attuale.
Sono il segno tangibile della trasformazione in moschea, ma anche della volontà di integrare e non cancellare il passato.
La presenza visiva e spirituale che emanano è potente, quasi magnetica. Visti dal livello superiore, diventano ancora più affascinanti per le loro proporzioni e per l’effetto scenografico che creano nello spazio interno.
Osservali con calma, da più angolazioni.
Sono l’essenza visiva dell’epoca ottomana all’interno di Santa Sofia, un perfetto esempio di come arte e fede possano fondersi in una sola, straordinaria armonia.

Il più venduto in assoluto
Santa Sofia: Biglietto salta-coda
Evita la fila in biglietteria ed entra nella moschea più suggestiva di Istanbul
Pagamento sicuro
Conferma immediata
Biglietto per cellulare
Altri elementi ottomani
Le lustration urns di Pergamo

Ibrahim Husain Meraj, CC BY-SA 3.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0, via Wikimedia Commons
Passeggiando lungo la navata principale, è facile imbattersi in due enormi urne di marmo. Si tratta delle lustration urns, arrivate a Santa Sofia nel XVI secolo per volontà del sultano Murad III.
Sono scolpite da un unico blocco di marmo bianco proveniente dalla città antica di Pergamo, in Asia Minore.
Queste urne, che possono contenere fino a 1250 litri, avevano una funzione pratica e rituale: durante le notti sacre islamiche veniva distribuito sherbet, una bevanda dolce e aromatica, attraverso piccoli rubinetti installati alla base.
Nei giorni ordinari, invece, venivano usate per le abluzioni prima della preghiera.
Oggi rappresentano una perfetta sintesi tra funzionalità liturgica e decorazione monumentale, simbolo della grande attenzione ottomana per ogni dettaglio dello spazio sacro.
La biblioteca ottomana
Nel XVIII secolo fu allestita, all’interno della moschea, una biblioteca destinata a custodire manoscritti religiosi e testi coranici.
Si tratta di uno spazio raccolto ma elegante, decorato con legno intagliato, stucchi e iscrizioni coraniche, e pensato come luogo di studio, meditazione e conoscenza.
La presenza di una biblioteca dentro un luogo di culto riflette la visione islamica secondo cui sapere e spiritualità devono camminare insieme. Non era raro che i fedeli, prima o dopo la preghiera, si fermassero a leggere o trascrivere testi sacri.
Questo ambiente è oggi uno dei più significativi tra quelli aggiunti durante l’epoca ottomana, e testimonia l’importanza della cultura religiosa anche nella pratica quotidiana.
Il luogo di riunione del sultano
In epoca ottomana, Santa Sofia non era solo una moschea, ma anche il luogo di preghiera imperiale. Per questo, fu realizzato uno spazio riservato, chiamato loggia del sultano.
Si tratta di una piccola tribuna sopraelevata, decorata con marmi e griglie intarsiate, dalla quale il sultano poteva assistere alle funzioni religiose in modo discreto e protetto.
La loggia era progettata per garantire sicurezza, riservatezza e visibilità, e riflette il ruolo centrale del sultano anche nella sfera religiosa. Non era solo un capo politico, ma anche il difensore della fede islamica.
Questo spazio è un perfetto esempio di come l’architettura ottomana sapesse modellare lo spazio liturgico attorno alla figura del sovrano, senza alterare l’armonia complessiva della struttura.
Il tughra musivo di Abdulmecid I
Una delle aggiunte più originali è il tughra musivo del sultano Abdulmecid I, inserito durante i restauri ottocenteschi guidati dai fratelli Fossati. La tughra era la firma ufficiale e stilizzata del sultano, simbolo del suo potere e della sua autorità.
In questo caso, il tughra è stato realizzato come un mosaico dorato, utilizzando le tessere originali bizantine recuperate durante i lavori.
Il risultato è un oggetto ibrido e affascinante: un segno islamico realizzato con una tecnica bizantina, che unisce due mondi visivamente e simbolicamente.
Il tughra è inserito in una cornice di mosaici blu e verdi, ed è considerato uno dei simboli più significativi dell’incontro artistico tra Oriente e Occidente.
Colonne, marmi e materiali pregiati

ID 20743137 @ Typhoonski | Dreamstime.com
Uno degli aspetti che colpisce di più all’interno di Santa Sofia è la qualità straordinaria dei materiali utilizzati.
Ogni parete, colonna o pavimento racconta di un’opera costruita per stupire e durare nei secoli. Non si tratta solo di architettura: è un manifesto di potere, spiritualità e raffinatezza artistica.
Le colonne, oltre cento in totale, sono un elemento portante non solo in senso strutturale, ma anche estetico. Alcune sono monolitiche, scolpite da un unico blocco di pietra.
Altre sono composte da più pezzi, ma tutte provengono da ogni angolo dell’Impero bizantino. I materiali includono marmo bianco e verde, porfido rosso, granito egiziano, e molte di queste colonne sono state reimpiegate da templi antichi come quello di Artemide a Efeso o da edifici romani in rovina. Questa tecnica di riutilizzo, chiamata spolia, era comune nelle grandi costruzioni imperiali, ma qui raggiunge livelli spettacolari.
Camminando tra i corridoi e i matronei, ti accorgerai che le colonne non sono tutte uguali. Alcune presentano capitelli corinzi finemente scolpiti, altre mostrano intagli a motivi vegetali o geometrici, frutto dell’estetica bizantina più evoluta.
Non solo sorreggono l’imponente cupola e le gallerie superiori, ma creano ritmo e armonia nello spazio, accompagnando il visitatore in un percorso fluido e solenne.
Anche i rivestimenti murari e i pavimenti meritano attenzione. Sono realizzati con marmi preziosi intarsiati a specchio, secondo una tecnica che prevede il taglio di lastre singole e la loro giustapposizione speculare, per creare disegni simmetrici e ondulati.
L’effetto è ipnotico.
Ogni lastra ha un disegno irripetibile e le venature naturali della pietra sembrano opere d’arte astratta.
Questo tipo di lavorazione era tipico dei palazzi imperiali e degli edifici religiosi più importanti, e Santa Sofia ne rappresenta una delle espressioni più alte.
Al centro della navata, uno spazio circolare con intarsi di pietre colorate segna l’omphalion, ovvero il luogo in cui venivano incoronati gli imperatori bizantini. Questo dettaglio rende ancora più evidente il carattere politico e simbolico di ogni scelta decorativa.
In Santa Sofia, la materia diventa messaggio. Il marmo, il porfido, il granito non sono solo materiali da costruzione, ma strumenti per comunicare grandezza, eternità, e sacralità.
E la cosa incredibile è che molti di questi materiali, dopo quasi 1500 anni, sono ancora lì. Intatti. Lucenti. Pronti a raccontarti la loro storia.
Galleria superiore e punti panoramici

ID 108174473 @ Tacettin Ulas | Dreamstime.com
Oggi, se visiti Santa Sofia, il percorso di visita ti porterà quasi esclusivamente al livello superiore. È qui che si sviluppa l’attuale itinerario per i turisti, riorganizzato nel 2024 per garantire il rispetto delle funzioni religiose e, allo stesso tempo, offrire un’esperienza culturale completa. E diciamolo subito: è un vantage point privilegiato.
La galleria superiore corre lungo i lati dell’edificio e offre una vista spettacolare sulla navata centrale. Da qui, puoi davvero renderti conto dell’immensità della cupola, della complessità delle proporzioni architettoniche e del sapiente equilibrio tra luce, materiali e simboli. Guardare verso il basso ti farà sentire sospeso tra il tempo e lo spazio.
Ma la galleria non è solo un punto panoramico. È anche il cuore del patrimonio artistico bizantino.
È proprio in queste sale che trovi i mosaici più preziosi, tra cui la Deesis, il mosaico dell’imperatrice Zoe, quello di Giovanni II Comneno e il raro ritratto dell’imperatore Alessandro. Molti di questi mosaici erano stati coperti con intonaco durante il periodo ottomano e sono riemersi solo con i restauri del XIX e XX secolo.
Da qui puoi anche apprezzare la disposizione dei medaglioni calligrafici, che sembrano fluttuare nello spazio, perfettamente integrati nell’ambiente. E puoi osservare con calma i dettagli delle colonne, dei capitelli e dei fregi che, da terra, sfuggirebbero facilmente.
Inoltre, lungo il percorso sono stati installati pannelli informativi in turco e inglese, corredati da QR code.
Scansionandoli con il tuo smartphone potrai accedere a contenuti multimediali e ad audioguide in 23 lingue, italiano incluso. È un modo moderno e coinvolgente per scoprire la storia senza appesantire la visita.
La galleria è anche il posto giusto per scattare foto indimenticabili, grazie alla luce naturale che filtra dalle finestre della cupola e ai giochi di ombre tra le colonne. Ti sembrerà di essere in una macchina del tempo, dove ogni dettaglio racconta secoli di fede, arte e potere.
Ricorda che l’accesso al livello superiore è incluso nel percorso museale a pagamento. Assicurati di prenotare in anticipo il tuo biglietto prioritario nella pagina biglietti.

Il più venduto in assoluto
Santa Sofia: Biglietto salta-coda
Evita la fila in biglietteria ed entra nella moschea più suggestiva di Istanbul
Pagamento sicuro
Conferma immediata
Biglietto per cellulare
Interni di Hagia Sofia: luoghi e dettagli insoliti
Santa Sofia è uno di quei posti dove, anche dopo ore, ti accorgi di qualcosa di nuovo. Non tutto è immediatamente visibile e alcuni dei suoi segreti più affascinanti si nascondono proprio tra le pieghe dello spazio.
Ecco alcuni luoghi e dettagli spesso trascurati ma assolutamente da scoprire.
La loggia dell’imperatrice
All’interno della galleria superiore, in una posizione sopraelevata e strategica, si trova quella che viene tradizionalmente identificata come la loggia dell’imperatrice.
Da qui, le imperatrici bizantine assistevano alle funzioni religiose senza essere viste, separate dal popolo ma perfettamente immerse nello spazio sacro.
La loggia è oggi riconoscibile per la sua posizione privilegiata e l’eleganza della balaustra che la circonda.
È uno degli spazi più carichi di significato storico, che parla di rituali di corte e sacralità imperiale.
La porta in marmo
Tra gli angoli più suggestivi della galleria sud c’è una porta in marmo risalente al VI secolo.
Non è una porta qualunque: era usata per separare l’area destinata all’imperatore da quella aperta al clero.
La leggenda vuole che un lato rappresenti il paradiso e l’altro l’inferno.
È un’opera d’arte intagliata nel marmo, con motivi decorativi complessi e una funzione che univa architettura, liturgia e potere.
L’incisione vichinga
Sì, hai letto bene: un graffito vichingo dentro Santa Sofia. Nella galleria meridionale, incisa sul parapetto in marmo, c’è una scritta in alfabeto runico che recita:
Halvdan è stato qui
Risale probabilmente al IX secolo, quando alcuni vichinghi servivano come mercenari nella guardia variaga dell’imperatore bizantino.
Questo piccolo dettaglio è una finestra sorprendente su un’epoca multiculturale, dove anche un guerriero del Nord lasciava il suo segno in una delle chiese più importanti del mondo cristiano.
La tomba di Enrico Dandolo

ID 78757243 @ Stig Alenas | Dreamstime.com
Sul pavimento, vicino al mosaico Deesis, noterai una lastra semplice con un nome inciso: Henricus Dandolo.
Era il doge di Venezia, uno dei responsabili del saccheggio di Costantinopoli durante la Quarta Crociata del 1204.
Morì a Istanbul e fu sepolto proprio all’interno della basilica.
La tomba di Enrico Dandolo è un ricordo silenzioso di una delle pagine più controverse della storia medievale, ancora oggi oggetto di dibattito tra storici e viaggiatori.
I serafini della cupola

ID 23050914 @ Sadık Güleç | Dreamstime.com
Alla base della cupola centrale, nei quattro pennacchi angolari, sono raffigurati angeli a sei ali, i cosiddetti serafini.
Per secoli i loro volti sono rimasti nascosti sotto grandi medaglioni ottomani.
Ma nel 2010, durante i lavori di restauro, il volto di uno di essi è stato finalmente riportato alla luce.
Oggi puoi ammirarlo da vicino e notare il dettaglio minuzioso del volto e delle ali, frutto di una maestria artistica straordinaria.
Conclusione
Visitare gli interni di Santa Sofia non è semplicemente entrare in un edificio storico: è immergersi in un racconto vivo, stratificato, potente. Ogni superficie, ogni colonna, ogni mosaico ti parla di fede, impero, conquista e arte, in un dialogo continuo tra passato e presente.
Che tu sia appassionato di architettura, curioso viaggiatore o semplice amante della bellezza, troverai in Santa Sofia qualcosa che ti colpirà nel profondo.
Non è un luogo da visitare in fretta: cammina lentamente, alza lo sguardo, osserva i dettagli, lasciati sorprendere dai contrasti e dalle armonie.
Dalla grandiosa cupola ai mosaici bizantini, dai medaglioni ottomani alla loggia dell’imperatrice, ogni elemento contribuisce a creare un’esperienza che va oltre la storia e oltre la religione.
È uno spazio che unisce l’umanità nella sua capacità di creare, credere e ricordare.
Se stai pianificando la tua visita, non dimenticare di acquistare i biglietti online per evitare le lunghe file e accedere direttamente al percorso superiore.

